Io e la mortadella
27/06/2012
Ognuno ha le sue debolezze, una delle mie, lo ammetto candidamente è la mortadella.

Proprio oggi ho pubblicato sulla mia rubrica che tengo sul blog di Telecom Italia, un articolo su di lei. Per me la mortadella è terapeutica, tanto per capirci, mio marito, quando sono intrattabile, più di una volta se l'è cavata con un pezzo di pizza e mortadella, e mi sono sciolta in sorrisi.
Un consiglio spassionato per gli acquisti? Comprate la Felsineo, è fatta solo con 4 ingredienti, 5 se contiamo la versione con i pistacchi:
-
spalla e magro di schiena
-
grasso di gola (è il più pregiato)
-
sale
-
pepe
e se siete furbi la trovate anche a un prezzo buonissimo, la Felsineo infatti fornisce diverse catene di supermercati, io ad esempio l'ho trovata a marchio coop. Andate e spulciate le etichette.
Le regole per riconoscere la qualità sono:
1) ingredienti solo quelli di cui sopra
2) più fresca è meglio è e poi il lardello
3) quando la mangiate il lardello deve essere un tuttuno con la pasta, se si stacca o la mortdaella è vecchia o il grasso non è di gola
Buona mortadella!
Scritto da amarituda | Link permanente |
|
Facebook | | |
La dura vita della foodblogger: xtuttigusti, la Puglia
25/06/2012
A saperlo prima, che se sei food blogger, rischi di essere invitata a eventi come quello della serie Per tutti i gusti, io questo blog me lo aprivo mooooolto prima. Si dice, che le serate organizzate da Carlo Vischi per Malvarosa edizioni, siano tutte di questa portata. Perdonate l'appello: Carlo, non ti scordar mai di me.
Il posto fighissimo, il St. Regis al centro di Roma. A proposito, ho il maledetto sospetto di aver ignorato qualche divieto di transito, cose tipo zona a traffico limitato, che vi devo dire se arriva la multa, me la sono meritata e sopratutto l'ho presa per una buona causa. Codice della strada a parte, alle 18.30 del 19 giugno ero lì, trafelata, macchinetta fotografica al collo e papille gustative affilatissime.
Siamo partiti con il primo cooking show, lezione di cake design da parte di Giusy Verni, un'americana a Bari, o meglio un'americana di Bari, perchè tecniche di cake design a parte lei le suue radici le rivendica orgogliosamente. Ora però vi devo confessare che io e le torte decorate siamo su due galassie culinare diverse, mica per niente, per fare le torte decorate ci vuole, oltre che a una tecnica collaudatissima, tempo e pazienza, a me mancano irrimediabilmente entrambe le cose, e pure la prima a voler essere onesti e sinceri. E' forse per questo che rimango stupita di fronte a tanta bravura. Vedete queste olive? sono di pasta di zucchero, dipinte a mano.
Pure il piattino, le orecchiette,i tarallini, la salsa, tutto di zucchero, per decorare una torta a tema Puglia. La Puglia era la protagonista della serata, mi sa che ancora non ve lo avevo detto.
Dopo, altra dimostrazione di tecnica, fatta da uno scricciolo, Sara Latagliata.
Timida fino a farsi tremare la voce, ma solo all'inizio. Perchè poi ha preso il via e mentre impastava e formava orecchiette, come nulla fosse, ci ha parlato di lei, pugliese nel midolllo, innamorata di tutto ciò che la puglia ha da dare, dall'arte alla letteraura al cibo.
Poi la cena, tra i produttori presenti anche il pastificio Benedetto Cavalieri, rappresentato dal giovane Andrea Cavalieri. La pasta, lo sapete, la conoscevo, praticamente uso solo quella. Poi, è stato più forte di me, non ce l'ho fatta a non andare da lui e presentarmi, d'altronde sono quella che ha vinto il loro contest, Pasta solo Pasta, gliel'ho dovuto dire. Le proposte sono state le ruote pazze con il cacioricotta e le immancabili orecchette con un ragù di mare. Cosa dire, una conferma. Le ruote, peraltro, me le sono portate a casa, le vedrete quindi presto su questi schermi.
E poi sua maestà la burrata, mai mangiato niente di simile, ne ho fatte fuori 3, mica per niente, per essere sicura sicura che non stavo sognando. Il caseificio Dicecca è alla quarta generazione, questo in foto il rampollo.
I vini meravigliosi, io ahimè ho potuto solo applicarmi in qualche fugace assaggio, visto che mi dovevo mettere alla guida, ho segnato però la cantina per studi futuri. Tormaresca si chiama, e proprio sul loro Neprica vi consiglio gli approfondimenti del caso.
Vi lascio con qualche vista del buffet, qualcuno si doveva sacrificare per appurare se era veramente tutto buono. Stavolta è toccato a me.
Scritto da amarituda | Link permanente |
|
Facebook | | |
Pennette mandorle pomodorini e rughetta e gli incontri ravvicinati del terzo tipo
24/06/2012
Partiamo dalle mandorle, la piglio larga.
Ci sono incontri che ti cambiano la vita, alcuni che ti lasciano indifferente, e altri che ti cambiano la dispensa. Quelli del terzo tipo, per una come me, non sono assolutamente di poca importanza.
Sono mesi, ormai, che a casa mia troneggia un barattolone di mandorle già tostate, esattamente da quando sono stata illuminata da Nadia sullo sprint aromatico della frutta secca post tostatura: ne compro una discreta quantità, le tosto al forno in un'unica soluzione, e quelle che non consumo le tengo in serbo pro usi futuri, perchè dice Nadia e io confermo, l'aroma si mantiene.
Come si fa a capire che la mandorla ha raggiunto il giusto grado di tostatura? Dal profumo, inebriante che avrà pervaso la vostra casa.
Per caso, ma mica tanto, la ricetta è vegana, lo tengo a precisare perchè settimana scorsa sono stata cazziata da due vegani, perchè non ho la sezione ad hoc. Detto e fatto ho rimediato.
Ecco cosa vi occorre per 2 persone:
- 200 gr di pennette di Benedetto Cavalieri
- 1 mazzetto di rughetta selvatica
- 1 cucchiaio di mandorle spellate e tostate
- pomodorini
- 1 spicchio di aglio
- olio evo
Mettete a bollire l'acqua per la pasta, a bollore raggiunto gettate le foglie di rughetta pulite e lavate fatele scottare leggermente e poi raccoglietele con l'aiuto di un ragno. passatele velocissimamente sotto l'acqua fredda e poi strizzatele e tagliatele finemente con il coltello.
In un padellino fate soffriggere l'olio con l'aglio, gettatevi i pomodorini e poi unite la rughetta e le mandorle tritate grossolanamente in un mortaio. Togliete l'aglio.
Salate l'acqua di cottura della rughetta, salatela e lessatevi la pasta al dente. Saltatela in padella con il resto degli ingredienti e buon appetito.
Scritto da amarituda | Link permanente |
|
Facebook | | |
pollo seduto
23/06/2012
L'avevo promesso, l'ho fatto. Questa cosa del pollo cotto seduto su di una bottiglia di birra andava provata. Era necessario.

L'idea me l'ha data Giulia, si chiama così la tipa magrissima, fighissima, e informatissima che mi aveva illuminato su questo modo di cuocere il pollo, durante questa cena. L'ho poi reincontrata, e ho scoperto che è una food blogger pure lei, ed è pure simpaticissima.
Giulia, è una che ce le ha tutte lei per capirci, di quelle che o la ami o la odi. Io la amo, mi pare assodato. Rossa di sera il suo blog.
Passiamo al pollo, ecco cosa vi occorre:
- 1 pollo eviscerato
- 1 spicchio di aglio
- 1 bottiglia piccola di birra (io ne ho unsato una trappista scura)
- rosmarino
- timo
- salvia
- fior di sale
- olio
Prendete la bottiglia di birra, privatela della eventuale etichetta stappatela e lasciatela riempita per meno della metà. Il resto della birra conservatelo in un bicchiere vi servirà via via.
Prendete i vari odori e spezzettateli in un mortaio aggiungendo l'aglio 2 cucchiai di olio, un cucchiaio di birra e il fior di sale. Poi con pazienza riduceteli piano piano a formare una salsa omogenea.
Con questa salsa cospargeteci il pollo internamente e se ve ne avanza un poco anche fuori.
Prendete il pollo e infilate la birra proprio lì dove non batte il sole, legatelo con dello spago da cucina e mettetelo seduto su di una teglia da forno.
Preriscaldate il forno a 200°C e infornate per almeno mezzora. Di tanto in tanto con l'aiuto di un pennello distribuitevi sulla superficie la birra avanzata, in modo che venga ben dorato.
La birra salsa che è rimasta nella bottiglia usatela come salsa di accompagnamento.
Scritto da amarituda | Link permanente |
|
Facebook | | |
Tutto il mondo è paese: gli sfrizzoli di maiale filippini
14/06/2012
Italiani-Filippini, una faccia una razza. Vabbè, magari proprio la stessa fisionomia no, però una volta messe le gambe sotto al tavolino, di differenze obiettivamente ne ho enumerate veramente poche. Grazie all'incontro fortunato con il team di #Food140 ho avuto la possibilità di partecipare all'evento Kulinaria che si è tenuto a Roma all'excelsior. Bel posto, bella gente, begli incontri. Orchiedee, bellissime, ovunque.
Si festeggiavano i 65 anni dall'inizio dei rapporti diplomatici tra Italia e Filippine, una cosa seria, c'era anche l'ambasciatore e un rappresentante della farnesina, per capirci. Pure gli inni abbiamo cantato. Loro mano sul cuore, noi, al solito, distrattamente.
Appena arrivati siamo stati portati nella cucina al cospetto della chef Margarita Araneta Forès che ci ha introdotto ai segreti della cucina filippina. Si poteva anche assaggiare, e io non mi sono tirata indietro.
La cosa più "strana" è stato il mango servito con un pesto di gamberi, molto saporito e molto molto aspro, probabilmente per la presenza del lime. Il mango maturo e dolce a contrasto ci stava tutto. Nella foto è quella ciotolina con la salsa, per il resto vedete le loro verdure con i rispettivi nomi. Ci fanno una sorta di caponata, rinforzata con gli sfrizzoli di maiale. Da copiare.
Poi abbiamo provato un pesto di grasso di granchio, fatto con un battuto di cipolla e olio e aglio. Molto molto simile alla bottarga come sapore, l'ideale su una bruschetta o per uno spaghetto di mezzanotte.
L’occasione è stata anche la presentazione di un libro di cucina filppina, immagini bellissime. I loro piatti forti? Gli spaghetti, la porchetta, la caponata e gli sfrizzoli di maiale. Il dubbio di trovarmi alla presentazione di un libro di casa mia c’è stato.
Sulla porchetta una chicca, la loro non è disossata e a volte la cuociono con una bottiglia di birra piena in seno, che la aromatizza e la rende morbida morbida. Una tizia che stava lì, di quelle fighissime, magrissime, fashionissime e pure informatissime, mi ha detto che la stessa cosa si fa anche con il pollo, infilando la bottiglia proprio lì dove non batte il sole, e cuocendolo in forno seduto. Lo si porta in tavola così, fa molto chic pare. Promesso, lo provo e vi faccio sapere.
Per il resto la serata è stata un tuffo in terra straniera, balli e danze popolari e poi finalmente la cena vera e propria.
Il buffet era un mix italiano e filippino, degni di nota la carne di maiale cotta nell’aceto e servita a fatta a sushi con l’alga sostituita da una foglia di radicchio.
E poi gli sfrizzoli di maiale, che loro chiamano nella maniera impronunciabile che leggete in foto,e che messi ovunque, a una ex bambina che ha passato le migliori estati a Campotosto, fanno tanto aria di casa.
Un grazie di cuore della bella serata a Laura e a tutto il gruppo di #Food140, un bel progetto, non c'è che dire.
Scritto da amarituda | Link permanente |
|
Facebook | | |
Tagliatelle cacciasfiga: tagliatelle vongole peperoncino e pomodori
11/06/2012
Mettiamola così, ci sono stati momenti migliori nella mia vita. Anche peggiori per carità, ma questo ultimo mese è stato "intenso".
9 maggio, una tizia ha deciso di tagliare la strada a mio marito e alla sua moto. Non me l'ha ammazzato, nonostante ce l'abbia messa tutta, ma sta ancora in ospedale. Me lo ridaranno più o meno come prima, prima o poi.
Nell'attesa, la mia macchina ha deciso di abbandonarmi sul raccordo, cambio rotto e mia figlia per attirare l'attenzione si è fatta venire 40 di febbre.
Non voglio passare per una piagnona, però, perdindirindina, reclamo di avere i requisiti per sostenere di non essere in un periodo fortunato.
La pupa ormai è in outsourcing ai nonni (e per fortuna che ci sono) e io mi dimeno tra ospedale, lavoro e mezzi pubblici. il tutto tra Roma e provincia. Una goduria.
Per carità, c'è chi sta peggio, mio marito per dirne uno, ma io ci ho avuto tanto tanto bisogno di coccole.
Ed è quindi scattata l'operazione tagliatella cacciasfiga. Il fatto che a vederla bene la foto sembra tanto una farfalla che vola via, secondo me è freudiano, il rosso del pomodoro e del peperoncino era necessario, perchè la nonna napoletana non è che una ce l'ha nella genealogia per caso.
Ecco cosa vi occorre:
- 250 gr di tagliatelle integrali di Benedetto Cavalieri
- 1 sacchetto di vongole veraci
- olio evo biologico
- peperoncino intero
- 4 -5 pomodorini
- 1 spicchio di aglio
Prendete uno spicchio di aglio di quelli belli cicciotti e poggiatelo sul piano della vostra cucina con tutta la camicia, visualizzate le sfighe di cui siete vittime e mollategli un cazzottone, con tutti i sentimenti che avete in corpo.
prendete i cornetti di peperoncino e sgretolateli in un padellino dovre avrete messo dell'olio evo a scaldare e l'aglio di cui sopra.
Appena l'aglio sarà appena rosolato getatte le vongole e fatele aprire. Togliete l'aglio che ormai ha fatto il suo dovere.
Nel frattempo cuocete la pasta al dente secondo le istruzioni di cottura.
Versate la pasta nella padella dove avete fatto cuocere le vongole, aggiungetevi i pomodori tagliati a rondelle, e rimestate energicamente a fuoco vivo. Io li ho pensati in un piattino finger food, non temete, la pasta tiene perfettamente la cottura e il bocconcino rimane delizioso. Provato per voi dopo aver fatto passare i tempi tecnici per fare la foto.
Con questa ricetta partecipo al Contest di Atmosfera Italiana:
Componete il piatto e buon appetito. Se la sfiga è cacciata non è dato sapersi,ma una cosa è certa, per 5 minuti, tempo di consumarli, vi dice bene.
Scritto da amarituda | Link permanente |
|
Facebook | | |
cacio e pepe: the secret
09/06/2012
Oggi mi sento generosa :) e ho deciso di condividere con voi il frutto di anni e anni di indefessa applicazione unita a qualche dritta estorta via via allo chef di turno.
A mio avviso, più la ricetta è semplice...più è facile mettere a repentaglio la buona riuscita del piatto.
Se gli ingredienti e i passi per la realizzazione sono pochi...c'è poco margine per aggiustare...quindi bisogna andare a colpo sicuro, con tecnica precisa e collaudata.
Quello che dovete sapere (e non avete mai osato chiedere :)) sulla cacio e pepe è tutto in questi 3 punti:
1) ingredienti tutti di prima scelta
La regola ovviamente è generale, e vale per qualsiasi ricetta, ma a maggior ragione è vera quando gli ingredienti si contano sulla punta delle dita. Sia la Pasta che il Cacio devono essere il top della gamma...
io per la pasta stavolta ho usato gli spaghettoni di benedetto cavalieri, mentre per il cacio un pecorino toscano DOP, ma potete anche usare il pecorino di fossa...l'importante è che sia eccezionale :)
2) il pepe deve essere macinato real time
inultile spiegarvi che l'aroma del pepe macinato di fresco è tutt'altra cosa
3) il cacio (o meglio l'emulsione di cacio) deve essere messa a fiamma spenta
ebbene si...questo è il segreto vero...ma lo scoprirete solo leggendo :)
Scritto da amarituda | Link permanente |
|
Facebook | | |



































