Pare che la racconto bene
31/05/2012
Vi devo confessare il mio stupore per i complimenti che ricevo per come scrivo. Io a scuola ero bravina, anzi ve la dico tutta, tra le più brave, ma italiano, non era la mia materia. Arrivavo a fine anno sempre con un 6 stiracchiato allo scritto, che la professoressa, mossa a pietà trasformava in una sufficienza piena. E' così che mi sono convinta che io e la lingua scritta avevamo un contenzioso in atto.
Poi, per gioco e per affari miei ho cominciato a scrivere qui di quello che mi piace, e sono iniziati ad arrivare i complimenti.
C'è gente che mi scrive, che mi dice che mi trova divertente. E chi se lo sarebbe mai creduto che qualcuno con piacere leggeva la mia produzione scritta. Ad avere ancora i contatti della prof, mi verrebbe da girarle queste mail, e chiederle conto di quella sufficienza striminzita.
Ma poi rifletto e penso che mi sa che ci aveva ragione lei. La passione che ci metto a scrivere di cucina è un po' diversa da quella con cui mi applicavo a parlare delle sofferenze del giovane Ortis. A 16 anni, non me ne voglia il Foscolo, ma di Jacopo me ne fregava fino a un certo punto, e mi ci dedicavo lo stretto necessario a scriverne.
Tutto questo panegirico perché sto gongolando per una serie di belle cose che mi stanno succedendo. Sappiate che oltre a ricevere complimenti, mi chiamano proprio per scrivere su altri blog.
Sul quello ufficiale di Telecom Italia, ad esempio, mi hanno addirittura dato una rubrica di "cucina e tecnologia" e sul sito #Food140 c'è il mio articolo come il Cibus 2012, e probabilmente la collaborazione continuerà.
E poi la grande sorpresa di oggi, di essere linkata da Luciano Pignataro Wine Blog per la mia descrizione dei Trapizzini di Uliassi. A questo punto, rettifico la mia convinzione, e stando ai fatti, mi sa che se si parla di mangiare, occhio e croce la racconto bene, o almeno a qualcuno piace.
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Io, Mauro e i Trapizzini.
13/05/2012
Ho conosciuto Mauro Uliassi in occasione di una cena a Roma, cena, dove lui raccontava i suoi piatti e io mangiavo. Avete letto bene, proprio Mauro Uliassi, quello con due stelle Michelin.
Durante tutta la cena era possibile fare delle domande e io stavo sempre lì a mano alzata a chiedere e chiedere con la speranza di rubare qualche chicca da condividere con voi. A fine serata sono andata da lui mi sono presentata, mi sono fatta autografare il menù ci ho scambiato anche qualche battuta.

In questi casi avere un nome di battesimo improbabile come Vissia aiuta a rompere il ghiaccio. Aiuta anche essere una ingegnera che fa un lavoro altrettanto improbabile. Abbiamo parlato, gli ho confessato la mia passione smodata per la cucina e il mio vizio di raccontarla in questo blog. Ma comunque era finità lì, qualche chiacchiera, qualche risata e poi a casa e mai e poi mai avrei pensato che ci sarebbe stato un seguito.
Non chiedetemi, quindi, cosa mi è passato per la testa quando chiamata per tenere una rubrica di cucina e tecnologia sul blog di Telecomitalia l'ho contattato, chiedendogli di fare qualche chiacchiere sull'argomento "alta cucina e tecnologia", per poter fare il mio primo articolo. Io l'avevo buttata lì, alla "magari fosse" senza alcuna speranza di successo. E invece, Mauro mi ha risposto dopo poco, e mi ha concesso quanto gli avevo chiesto. Un grande.
E da quel giorno non l'ho più mollato e l'ho seguito in tutti i suoi movimenti, è stato per questo che sono venuta a sapere di questo suo nuovo progetto "Uliassi street food", e in particolare dei Trapizzini.
Va bene leggerne, va bene vederli in foto, va bene anche che te lo raccontano, ma io ero curiosa di provarli, e quando proprio Mauro mi ha detto che sarebbero stati al Cibus a Parma a presentarli la spedizione è stata organizzata.
Partiamo dal nome, TRAPIZZINO, che sta a identificare una via di mezzo tra un tramezzino e la pizza, due pilastri dello street food romano. E infatti la paternità del nome e dell'impasto è del romanissimo Stefano Callegari. Uliassi ci ha messo il companatico, il ripieno nel caso particolare.
Mettiamola così, c'era Callegari che aveva inventato questo impasto, fatto con lievito madre, 1 lt di acqua e 1 kg di farina. E c'era Uliassi che cercava un ivolucro per il suo companatico.
Ora uno chef due stelle Michelin, non è che si accontenta del primo fornaio che trova sulla strada, il "pane" deve avere determinate caratteristiche. Essere croccante fuori e avere la giusta grana di mollica per assorbire alla meglio il condimento.
Qua sull'assorbimento del condimento, l'ingegnera che c'è in me non può non sottolinearvi lo studio che c'è dietro. Il fenomeno quello fisico è la capillarità o meglio l'imbibizione, ossia il movimento capillare delle molecole del liquido che gonfiano la sostanza imbevuta. Ma in cucina, anzi in alta cucina non basta che il condimento imbeva il pane, va trovato lo sposalizio perfetto tra la densità del condimento e la grana del pane. Se la grana è troppo sottile si rischia che l'assorbimento non si ha nei tempi giusti per la preparazione. Il Trapizzino è fatto e servito in maniera espressa, e espressamente va mangiato. Se, invece, la grana è troppo larga, peggio ancora, perchè il condimento non viene trattenuto.
Uliassi e Callegari hanno trovato il connubbio perfetto.
Io dei Trapizzini di Uliassi ho provato quello col pollo alla cacciatora, ve lo consiglio caldamente. La prossima volta, e ci sarà una prossima volta, sarà il turno di quello con la trippa, sono stata indecisa fino all'ultimo, ma erano appena le 10 di mattina e non me la sono sentita.
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Open Source Kitchen - manifesto programmatico
20/03/2011
Dopo il successo della mia torta di mele Open Source Kitchen, ho deciso di fare un post dedicato per spiegare esattamente cosa intendo....e ho anche realizzato un logo, che da ora in poi metterò su tutte le mie ricette "open source"
Il termine "open source" l'ho preso in prestito dal mio mondo lavorativo, fuori dalla mia cucina, infatti, mi occupo dello sviluppo di piattaforme e device per la fornitura di servizi multimediali.
Open Source in informatica indica quel software i cui autori ne permettono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori.
L'open source in cucina c'è sempre stato i programmatori non hanno inventato nulla di nuovo...diciamolo! Mentre prima però gli scambi erano "co' mammà" o al più tra vicine di pianerottolo, ora la rete ha trasformato il pianerottolo in un condominio globale.
Se si fa il parallelo, software= "torta di mele" e codice sorgente= "ricetta della torta di mele", va da se cosa intendo per "Open Source Kitchen" :)
..NON SCAPPATE ...la finisco qui... :)
In sostanza si tratta di qualcosa antico come le ricette stesse, e cioè prendere la ricetta di qualcun altro e modificarla secondo il proprio gusto nell'intento di migliorarla. Una volta fatta propria, chiunque altro sarà libero di fare lo stesso con la nostra rielaborazione senza che nessuno paghi i diritti d'autore (del resto nessuno ha mai pagato i diritti alla ricetta di qualcun'altro, anche se alcuni cuochi hanno provato a brevettare le loro ricette).
La mia idea è propio quella di scorrazzare in giro per il condomio globale, e via via rifare le varie ricette delle varie vicine di pianerottolo che incontro sulla mia strada. E sarò ben lieta se qualcuno sarà ispirato di fare lo stesso con le mie.
In sostanza, per dirla più o meno con le parole di Lucrezio: Nulla si crea, niente si distrugge, ma tutto si copia e incolla e in questo caso alla fine si mangia anche :)
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